Dal decreto ministeriale 2 settembre 2021 il vocabolario è cambiato e continua a essere usato quello vecchio. I luoghi di lavoro non sono più a rischio «basso, medio, elevato» ma di livello 1, 2 e 3, e i corsi corrispondenti si chiamano oggi 1-FOR, 2-FOR e 3-FOR, con durate rispettivamente di quattro, otto e sedici ore. L’aggiornamento è periodico e a cadenza quinquennale, con durata ridotta rispetto al corso base.
Che cosa comporta in pratica
- La designazione è un obbligo non delegabile del datore di lavoro, insieme alla valutazione dei rischi. Non è un compito che si assegna a voce all’ultimo arrivato.
- Il numero e la distribuzione contano più del numero totale. Addetti presenti su ogni turno, in ogni edificio, con le sostituzioni per ferie e malattia previste in anticipo: una squadra completa in organigramma e assente il sabato non è una squadra.
- Per le attività soggette a controllo dei Vigili del fuoco ad alto rischio resta l’attestato di idoneità tecnica rilasciato previo esame, che è cosa diversa dall’attestato di frequenza al corso.
- La scadenza va gestita come le altre: nello stesso scadenzario dei DPI, delle verifiche periodiche e della sorveglianza sanitaria, o è la prima a essere dimenticata.
Che cosa non è
Non è l’addetto al primo soccorso. Sono due designazioni distinte, con formazione, decreti e aggiornamenti diversi — il primo soccorso segue il D.M. 388/2003 e il gruppo di appartenenza dell’azienda. La stessa persona può ricoprire entrambi i ruoli, ma con due percorsi formativi.
Non è il responsabile della sicurezza antincendio dell’edificio. La gestione della sicurezza antincendio è un capitolo organizzativo più ampio, con piano di emergenza, registro dei controlli e manutenzioni.
E non è il sauveteur secouriste du travail francese né il Brandschutzhelfer tedesco. La Germania chiede una quota indicativa di addetti sul totale dei presenti; la Francia struttura diversamente il soccorso e l’evacuazione. Un piano di gruppo che applichi ovunque la stessa quota sbaglia in due paesi su tre.