Due divisioni e due moltiplicazioni. Se il problema fosse il calcolo, questa pagina non servirebbe.
Il problema è che l’indice di gravità italiano non conta i giorni di assenza. Conta giornate convenzionali, e la conversione che le produce è una scelta della norma UNI 7249: ogni punto di invalidità permanente vale settantacinque giornate, ogni caso mortale ne vale settemilacinquecento — la vita lavorativa media di una persona. Un solo evento grave domina l’indice per l’intero periodo, ed è esattamente il risultato che la norma vuole ottenere.
Chi arriva da un sistema francese o spagnolo, dove l’indice di gravità è un semplice conteggio di giorni di assenza, calcola un numero italiano con una logica straniera e ottiene una cifra che sembra giusta. Questo calcolatore applica la norma e scrive la formula accanto a ogni risultato.
I tre indici
| Indice | Formula | Base |
|---|---|---|
| Frequenza | (infortuni × 1.000.000) ÷ ore lavorate | Esposizione |
| Gravità | (giornate convenzionali × 1.000) ÷ ore lavorate | Esposizione |
| Incidenza | (infortuni × 1.000) ÷ addetti | Persone |
L’indice di frequenza conta gli eventi rispetto all’esposizione reale. È quello da pilotare.
L’indice di incidenza rapporta gli stessi eventi alle persone. Più leggibile in riunione, ma cieco al part-time e alla somministrazione: due stabilimenti da cento addetti, uno su tre turni e uno a orario ridotto, hanno lo stesso denominatore e un’esposizione completamente diversa.
L’indice di gravità è la particolarità italiana, e merita una sezione a sé.
Le giornate convenzionali
La UNI 7249 costruisce la gravità sommando tre componenti, espresse tutte in giornate:
| Esito | Giornate convenzionali |
|---|---|
| Inabilità temporanea | i giorni effettivamente non lavorati |
| Invalidità permanente | punti di invalidità × 75 |
| Caso mortale | × 7.500 |
Il totale, moltiplicato per mille e diviso per le ore lavorate, dà l’indice di gravità.
Il numero 7.500 corrisponde convenzionalmente alle giornate lavorative perdute nell’arco di un’intera vita lavorativa, ed è la stessa quota attribuita a un danno permanente del 100 %. La conseguenza pratica è netta: in un’azienda di medie dimensioni, un caso mortale porta l’indice di gravità a un valore che nessuna sequenza di infortuni lievi potrebbe raggiungere. È la norma che dice, con l’aritmetica, che i due eventi non sono commensurabili.
Ed è anche la ragione per cui l’indice di gravità italiano non si confronta con il taux de gravité francese o con il índice de gravedad spagnolo. Quei due contano soltanto l’inabilità temporanea: un infortunio mortale non li fa salire di un punto. Confrontare le due cifre, o riscalarle, produce un numero che sembra comparabile e non lo è.
Il denominatore: quali ore
Ore effettivamente lavorate, non ore contrattuali né addetti moltiplicati per l’orario annuo. Escono dal conteggio ferie, permessi, festività, malattia e ogni assenza. Il denominatore rappresenta l’esposizione al rischio, e chi è in ferie non è esposto.
Lo straordinario entra, perché è tempo di lavoro effettivo, e per di più una delle fasce in cui il rischio è più alto.
Lavoratori somministrati. L’agenzia è il datore di lavoro ai fini assicurativi e l’infortunio compare nella sua posizione. Per l’indice di stabilimento vale la regola che chiude ogni discussione: numeratore e denominatore devono descrivere la stessa popolazione. Se conta i loro infortuni, conti le loro ore; se esclude le loro ore, escluda i loro infortuni. Entrambe le scelte si difendono, la mescolanza no.
Resta il fatto che l’utilizzatore non è un terzo estraneo: gli competono le condizioni di esecuzione, l’informazione sui rischi specifici e la sorveglianza. Un indice che cancella quelle persone descrive uno stabilimento che non esiste.
Appaltatori: di norma fuori. Hanno un proprio datore di lavoro e una propria posizione INAIL. Molti committenti tengono in parallelo un indice di sito che comprende tutte le imprese presenti — buona pratica nella gestione delle interferenze, e una cifra diversa. Le dia un altro nome, o finirà in un documento dove non c’entra.
Il numeratore: quali infortuni
Nella statistica aziendale
Si contano gli infortuni che hanno comportato almeno un giorno di assenza oltre quello dell’evento. Un infortunio medicato con ripresa immediata del lavoro non entra nel numeratore della frequenza.
Nella statistica INAIL
Qui c’è il disallineamento che spiega quasi tutte le discrepanze. Nelle statistiche ufficiali il numeratore sono i casi indennizzati e definiti entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di accadimento. Due conseguenze:
- Sfasamento temporale. Un infortunio di novembre definito a marzo appartiene a un anno statistico diverso da quello in cui lei lo ha registrato.
- I casi non riconosciuti spariscono. Restano nella sua contabilità interna — e devono restarci, perché l’obbligo di indagare un evento non dipende dalla sua indennizzabilità.
Risultato normale: un indice di frequenza calcolato in azienda è quasi sempre più alto della cifra pubblicata per il settore, senza che ciò dica nulla sulla prevenzione. Se mette le due cifre nello stesso prospetto, lo scriva in nota.
Gli infortuni in itinere
Vanno tenuti separati. Il tragitto casa-lavoro non è sotto l’organizzazione dell’azienda, e includerlo rende l’indice insensibile a qualunque misura si possa adottare in stabilimento. Qualunque scelta faccia, la annoti accanto all’indice: un indice di frequenza con gli in itinere e uno senza sono due indicatori diversi con lo stesso nome, ed è così che si spezza una serie storica.
Gli obblighi di denuncia, che corrono comunque
Il calcolo è una cosa, la denuncia un’altra, e la seconda non dipende da cosa lei fa con i suoi indicatori.
- Certificato medico: il medico che presta la prima assistenza lo trasmette telematicamente all’INAIL, con diagnosi e giorni di inabilità temporanea assoluta previsti.
- Denuncia di infortunio: entro due giorni dalla ricezione del certificato, per gli infortuni con prognosi superiore a tre giorni, escluso quello dell’evento.
- Casi mortali o con prognosi riservata: entro 24 ore, con mezzo che dia prova della trasmissione.
- Comunicazione ai fini statistici e informativi: entro 48 ore dalla ricezione del certificato, per gli infortuni che comportano un’assenza di almeno un giorno escluso quello dell’evento.
Quest’ultima è quella che si dimentica più spesso, proprio perché riguarda gli infortuni brevi — quelli che non entrano nemmeno nella denuncia.
Il registro infortuni non esiste più
Dal 23 dicembre 2015, per effetto dell’art. 21, comma 4, del D.Lgs. 151/2015, il registro infortuni è abrogato. Al suo posto c’è il cruscotto informatico gestito dall’INAIL nell’ambito del sistema informativo nazionale per la prevenzione, consultabile anche dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Due precisazioni che in azienda generano ancora confusione:
- L’abrogazione riguarda il registro, non gli obblighi di denuncia, che restano interamente.
- I registri storici vanno comunque conservati secondo i termini previsti: un registro chiuso nel 2015 non si butta il giorno dopo l’abrogazione.
E soprattutto: l’abrogazione ha tolto un adempimento, non un bisogno. Un’azienda che vuole calcolare i propri indici ha bisogno di una lista interna degli eventi, con data, durata ed esito. Che non sia più un registro vidimato non la rende meno necessaria — la rende soltanto libera nella forma.
Con che cosa si confronta
Con il proprio settore, nella banca dati statistica dell’INAIL. Le differenze tra settori sono molto maggiori di qualunque oscillazione annuale all’interno di uno stesso settore.
Attenzione al denominatore INAIL. Gli indicatori pubblicati sono costruiti su popolazioni assicurative — addetti stimati a partire dalle retribuzioni denunciate — che non coincidono con il conteggio di ore di uno stabilimento. Il confronto resta utile come ordine di grandezza; come misura di scarto, meno.
Mai convertendo un indice straniero. Nei gruppi internazionali succede ogni anno, e il risultato è sempre falso:
- Un taux de fréquence francese conta gli infortuni con assenza dal primo giorno, su un milione di ore. Formula identica al nostro indice di frequenza, popolazione diversa.
- Una 1000-Mann-Quote tedesca conta solo gli infortuni con più di tre giorni di inabilità, su mille equivalenti a tempo pieno.
- Una lost-time claim rate canadese conta pratiche accettate da un ente assicuratore, ogni 100 equivalenti a tempo pieno.
- Un TRIR nordamericano si riferisce a 200.000 ore e conta tutto ciò che supera il primo soccorso.
Nessun fattore di conversione ripara una differenza di definizione. Una media di gruppo costruita su queste quattro cifre è la media di quattro domande diverse.
Che cosa l’indice non dice
Non misura la sicurezza: misura gli infortuni denunciati. Nel momento in cui un indice diventa obiettivo di un premio, comincia a misurare anche il comportamento di segnalazione.
È instabile sui numeri piccoli. Su 50.000 ore lavorate un solo infortunio dà un indice di frequenza di 20, e nessuno dà 0. Non esistono valori intermedi. Sotto qualche centinaio di migliaia di ore, un indice annuale si commenta con prudenza e uno mensile non si commenta affatto.
Non dice nulla delle malattie professionali. Disturbi muscolo-scheletrici, esposizione chimica, rumore e rischi psicosociali non producono infortuni. In molte realtà sono la parte maggiore del danno effettivo e sono assenti da questi tre indici.
È cieco ai mancati infortuni. Gli eventi senza conseguenze sono precisamente quelli che anticipano gli altri, e in questa pagina non compaiono.
Domande frequenti
Su quale periodo conviene calcolare?
Anno solare per il confronto con i dati pubblicati, dodici mesi mobili per la gestione. Il primo gennaio azzera un contatore che la realtà non azzera.
Come si trattano le assenze a cavallo di due esercizi?
Le giornate si imputano al periodo in cui si perdono, non a quello dell’evento. Un infortunio del 20 dicembre con tre mesi di assenza lascia una decina di giornate nell’indice di gravità dell’anno N e il resto in quello dell’anno N+1.
Una ricaduta è un nuovo infortunio?
No. Si collega al caso originario: aggiunge giornate all’indice di gravità, non un’unità al numeratore della frequenza.
E i punti di invalidità riconosciuti anni dopo?
Entrano nell’indice di gravità del periodo in cui vengono riconosciuti, con lo sfasamento che ne consegue. È il motivo per cui l’indice di gravità italiano si legge su serie lunghe e non su un trimestre.
Esiste un valore obiettivo?
No, e conviene diffidare di chi ne propone uno. Un indice che scende sempre è spesso un sistema di segnalazione che ha smesso di funzionare. Ciò che merita un obiettivo è la qualità del processo — indagini chiuse, azioni correttive concluse nei tempi, segnalazione dei mancati infortuni — che in questa pagina non compare.
Gli indici incidono sul tasso INAIL?
Non direttamente. Il tasso segue la lavorazione e la retribuzione, e su di esso operano meccanismi di oscillazione legati sia all’andamento infortunistico sia agli interventi di prevenzione documentati. Le regole applicabili sono quelle in vigore per l’anno di riferimento: le verifichi sulla documentazione INAIL corrente e non su una circolare trovata in rete, perché è materia che cambia.
Che cosa conservare come prova
Un indice di cui non si può rifare il percorso non regge una domanda. Per ogni periodo:
- L’elenco interno degli infortuni: data dell’evento, data del certificato, giorni di assenza, esito, eventuale grado di invalidità.
- Le ore lavorate con la loro fonte — rilevazione presenze o paghe — e il perimetro esatto: somministrati dentro o fuori, appalti dentro o fuori, quali unità produttive.
- Le denunce e le comunicazioni trasmesse, con la ricevuta.
- La nota di metodo: tre righe che dicano che cosa si conta e che cosa no, in itinere compresi.
L’ultima è quella che manca sempre ed è l’unica che trasforma dieci anni di dati in una serie. Una serie calcolata con tre criteri diversi non è una serie: sono tre tratti brevi messi in fila, e nessuno saprà mai quale delle rotture fosse un miglioramento.
Se il suo metodo è migliore
Questa pagina descrive una prassi corrente, appoggiata alla UNI 7249. Non descrive l’unica possibile — e la norma è a pagamento, il che significa che molte aziende la applicano attraverso interpretazioni di seconda mano. Se ha una lettura più precisa, un modo di trattare le interferenze in appalto che regge a una verifica, o un indicatore che anticipa meglio di questi tre, è esattamente ciò che questo sito esiste per raccogliere e restituire al mestiere.