Il D.Lgs. 81/2008 non dice come si valuta un rischio.
Dice che il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi e redigere il documento di valutazione. Non fissa scale, non impone matrici, non nomina metodi. La matrice R = P × D che quasi tutti usano è prassi consolidata, non norma.
Ma dice una cosa che gli altri paesi coperti da questo sito non affermano con la stessa nettezza. L’art. 28, comma 2, lettera a) richiede che il DVR contenga una relazione sulla valutazione di tutti i rischi «nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa».
Tradotto in pratica: lei è libero di scegliere il metodo, e obbligato a dichiararlo. Un DVR con una colonna «R» piena di numeri e nessuna spiegazione di che cosa significhino non soddisfa quella lettera — ed è, per esperienza, uno dei rilievi più facili da muovere in una verifica.
Per questo motivo l’esportazione di questa pagina non contiene solo il punteggio: contiene anche le scale che lo hanno prodotto.
La matrice
Due assi, quattro livelli ciascuno, un prodotto da 1 a 16.
Probabilità (P) — tenuto conto delle misure già in atto:
| Livello | Valore | Significato |
|---|---|---|
| Improbabile | 1 | Non si sono mai verificati episodi; servirebbero più eventi indipendenti e poco probabili |
| Poco probabile | 2 | Sono noti rari episodi; servirebbero circostanze sfortunate |
| Probabile | 3 | Sono noti episodi in cui il danno si è verificato; la mancanza rilevata rende il danno prevedibile |
| Molto probabile | 4 | Si sono già verificati danni per la stessa mancanza; il nesso è diretto |
Danno (D) — l’esito più probabile:
| Livello | Valore | Significato |
|---|---|---|
| Lieve | 1 | Episodio rapidamente reversibile, senza assenza |
| Medio | 2 | Inabilità temporanea, reversibile |
| Grave | 3 | Invalidità parziale, effetti irreversibili |
| Gravissimo | 4 | Effetti letali o invalidità totale |
E la lettura del prodotto:
| Livello | Valore | Che cosa comporta |
|---|---|---|
| Basso | 1 – 2 | Sorvegliare, riesaminare all’aggiornamento |
| Moderato | 3 – 4 | Pianificare nel programma di miglioramento, con responsabile e data |
| Rilevante | 6 – 9 | Intervenire a breve, misure provvisorie subito |
| Alto | 12 – 16 | Sospendere l’attività fino alla messa in sicurezza |
I criteri adottati: che cosa scrivere davvero nel DVR
È la parte specificamente italiana, e vale la pena essere concreti. Perché la relazione soddisfi l’art. 28, i criteri devono permettere a un terzo di rifare il percorso. In pratica servono:
- Le scale, per esteso, con il significato di ogni livello. Non «P da 1 a 4», ma che cosa distingue un 2 da un 3.
- La regola di combinazione — qui R = P × D — e le soglie che fanno passare da un livello di azione all’altro.
- Il perimetro: quali mansioni, quali aree, quali lavorazioni, e come sono state individuate.
- Chi ha valutato, con il coinvolgimento di RSPP, medico competente dove previsto, e la consultazione del RLS.
- La data, e la regola di aggiornamento.
La giurisprudenza e la prassi riconoscono al datore di lavoro discrezionalità nella scelta dei criteri, purché il documento risponda a semplicità, brevità e comprensibilità e sia realmente utilizzabile come strumento di pianificazione. Il metro non è la raffinatezza del metodo: è se qualcuno che apre il DVR capisce che cosa è stato deciso e perché.
La gerarchia dell’art. 15 conta più del numero
È il punto in cui una matrice si ritorce più spesso contro chi la usa.
L’art. 15 elenca le misure generali di tutela in ordine: eliminazione dei rischi e, ove non possibile, loro riduzione al minimo; sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso; limitazione al minimo del numero di esposti; priorità delle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali; e solo in coda l’uso limitato degli agenti pericolosi e dei DPI.
Un rischio valutato 12 e affrontato con un cartello e una riunione è una non conformità, qualunque sia il conto. Un rischio valutato 4 risolto modificando la postazione è buona prevenzione.
Conseguenza operativa: valuti il rischio, e scriva accanto a quale livello della gerarchia si colloca la misura scelta e perché non si è saliti più in alto. Quella riga vale più del numero che la precede.
Due errori che svuotano una valutazione
Valutare il danno peggiore immaginabile
Quasi ogni rischio può uccidere concatenando abbastanza sfortuna. Se si valuta sempre il peggio, tutto finisce a D = 4, la matrice smette di ordinare e il programma di miglioramento diventa un elenco senza priorità — cioè un elenco che nessuno percorre.
Si valuta l’esito normalmente atteso. Gli scenari catastrofici ma remoti non spariscono: appartengono a un’analisi dedicata, non a una casella.
Valutare il rischio iniziale invece di quello residuo
L’errore speculare. Valutare come se le misure esistenti non ci fossero produce una mappa delle paure, non un piano: tutto è rosso, compreso ciò che è sotto controllo da dieci anni.
Si valuta il rischio residuo. È anche ciò che rende la valutazione utile nel tempo: installare un riparo la fa scendere, e un indicatore che si muove quando si agisce è l’unico che serva a qualcosa. Annotare in una seconda colonna anche il rischio iniziale è legittimo e utile — mostra che cosa porta la misura, e che cosa accade se viene meno — ma resta la seconda colonna.
Dove la matrice non arriva
Agenti chimici, rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, movimentazione manuale dei carichi: i titoli specifici del D.Lgs. 81/2008 impongono metodi propri, con misurazioni e valori limite di esposizione. Forzarli dentro una matrice P × D produce un numero privo di significato che, per giunta, sembra confrontabile con gli altri.
Vale anche per lo stress lavoro-correlato, che è espressamente compreso nella valutazione di tutti i rischi e ha percorsi metodologici dedicati. Una matrice 4 × 4 non è uno di quelli.
Che cosa fa lo strumento e che cosa no
Applica la matrice, colora la casella ed esporta il risultato insieme alle scale. Come detto, non è una raffinatezza: senza le scale il punteggio non è documentabile, ed è precisamente la documentabilità che l’art. 28 chiede.
Non conserva nulla, non invia nulla, e valuta un rischio alla volta. Il DVR completo è un altro esercizio e richiede un supporto che regga centinaia di righe.
Che cosa conservare
- Il DVR con i criteri adottati e le scale.
- La misura scelta per ciascun rischio, con il livello della gerarchia dell’art. 15 e la motivazione.
- Il programma di miglioramento: chi, che cosa, entro quando. Una valutazione senza programma è metà obbligo — ed è la metà che non serve.
- La data certa del documento e le revisioni successive, con il motivo: nuova lavorazione, nuovo macchinario, infortunio significativo, esiti della sorveglianza sanitaria.
- La consultazione del RLS, che non è una formalità: chi fa il lavoro sa dove la protezione cede.
Se il suo metodo è migliore
Questa matrice è prassi, non norma, e molti hanno costruito di meglio: un terzo asse per l’efficacia delle misure in atto, una scala del danno tarata sulle categorie infortunistiche del proprio settore, una regola che obbliga a percorrere l’art. 15 prima di validare qualunque misura.
Se ne ha una che regge, è esattamente ciò che questo sito esiste per raccogliere e restituire al mestiere.