I quattro indici
Indice di frequenza — il più usato nella gestione interna:
I. frequenza = (numero di infortuni × 1 000 000) ÷ ore lavorate
Indice di gravità — la severità, non il numero:
I. gravità = (giornate perdute × 1 000) ÷ ore lavorate
Indice di incidenza — quello che non richiede le ore lavorate:
I. incidenza = (numero di infortuni × 1 000) ÷ numero medio di addetti
Durata media — quello che spiega gli altri:
Durata media = giornate perdute ÷ numero di infortuni
I riferimenti metodologici sono fissati dalla norma UNI 7249, che definisce anche le convenzioni di conteggio delle giornate e il trattamento dei casi con inabilità permanente. I primi due misurano cose diverse: pubblicarli senza dire quale è quale è la confusione più banale di un cruscotto della sicurezza.
Esiste un quinto indice che quasi nessuno calcola e che è il più utile per una direzione:
Indice di gravità in permanenti — la severità in esiti anziché in giornate. La UNI 7249 prevede la conversione dei gradi di inabilità permanente in giornate convenzionali, il che permette di sommare in un unico numero un’assenza di tre mesi senza esiti e un’assenza di tre settimane con un’inabilità permanente. È anche l’indice che correla meglio con quello che l’azienda paga davvero.
Cosa si conta e cosa no
Al numeratore dell’indice di frequenza: gli infortuni sul lavoro che hanno comportato assenza superiore alla giornata dell’evento. Ciò che finisce lì per errore:
- gli infortuni in itinere, che sono una categoria a sé, sono trattati diversamente nel premio e non rispondono alla stessa logica di prevenzione;
- le medicazioni senza assenza, che non entrano né in frequenza né in gravità ma vanno contate a parte, perché il loro andamento è un indicatore anticipatore;
- i mancati infortuni, che infortuni non sono — e il cui aumento di segnalazione è una buona notizia, non un peggioramento;
- le malattie professionali, da seguire separatamente perché la latenza rende privo di senso attribuirle a un anno;
- le recidive, che prolungano le giornate perdute dell’evento originario e non aggiungono un’unità al numeratore.
Al denominatore: le ore effettivamente lavorate. Tre errori classici:
| Errore | Effetto sul numero |
|---|---|
| Organico × monte ore teorico invece delle ore reali | Sposta l’indice nella direzione dello straordinario |
| Escludere le ore dei somministrati contando i loro infortuni | Indice artificialmente peggiorato |
| Includere ore di assenza e ferie | Gonfia le ore, quindi migliora artificialmente |
La regola: il perimetro del numeratore e quello del denominatore devono essere lo stesso. Chi conta gli infortuni dei somministrati sotto la propria direzione, conta anche le loro ore. Chi non riesce a ottenere le ore, non conta gli infortuni — e lo dichiara, perché il numero non è più quello dell’unità produttiva.
Le giornate perdute
Sono le giornate di inabilità temporanea risultanti dai certificati, escluso il giorno dell’evento. Tre errori classici:
- contare in giornate lavorative — divide l’indice di gravità per circa 1,4 e rende falso qualsiasi confronto esterno;
- chiudere il conteggio a fine esercizio invece di proseguirlo l’anno successivo; un infortunio del 15 dicembre con sei mesi di assenza appartiene in parte all’anno seguente, e i due metodi sono ammissibili a condizione di essere costanti e dichiarati;
- contare le recidive come nuovi infortuni.
Esempio svolto, con i numeri
Stabilimento industriale, 180 addetti, esercizio 2025.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Ore lavorate dipendenti diretti | 262 400 h |
| Ore lavorate somministrati (sotto la nostra direzione) | 31 600 h |
| Totale ore lavorate | 294 000 h |
| Numero medio di addetti equivalenti | 200 |
| Infortuni con assenza oltre la giornata dell’evento | 6 |
| Infortuni con prognosi fino a 3 giorni | 5 |
| Medicazioni senza assenza | 9 |
| Infortuni in itinere | 3 |
| Mancati infortuni segnalati | 61 |
| Giornate di inabilità temporanea | 214 |
I calcoli.
I. frequenza = (6 × 1 000 000) ÷ 294 000 = 20,4 — i 3 in itinere restano fuori; gli infortuni dei somministrati entrano perché le loro 31 600 ore sono al denominatore.
I. incidenza = (6 × 1 000) ÷ 200 = 30,0
I. gravità = (214 × 1 000) ÷ 294 000 = 0,73
Durata media = 214 ÷ 6 = 35,7 giornate per infortunio
Cosa deve leggere la direzione, e in quest’ordine. Un indice di gravità di 0,73 con una durata media di 35,7 giornate dice una cosa precisa: pochi infortuni ma pesanti. Uno stabilimento con frequenza 40 e gravità 0,35 ha il doppio degli infortuni e metà della severità — le priorità di prevenzione non sono le stesse, e un cruscotto che pubblica solo la frequenza non lo fa vedere.
E i cinque infortuni con prognosi fino a tre giorni sono il numero che nessuno pubblica e quello che reagisce più in fretta. Undici infortuni con assenza in totale contro sei nell’indice: chi governa solo i sei non vede il 45 % di quello che accade.
I 61 mancati infortuni contro 6 infortuni danno un rapporto di 10:1. Sotto 5:1, la spiegazione più probabile è la sottosegnalazione dei segnali deboli, non una sicurezza esemplare.
Il numero che costa soldi non è nessuno dei quattro
Il premio assicurativo non si calcola sui vostri indici. Si calcola applicando alle retribuzioni il tasso medio di tariffa della lavorazione. Su quel tasso agisce l’oscillazione, e quella sì dipende da voi — ma con una meccanica diversa da quella degli indici del cruscotto.
Le due oscillazioni, e la differenza fra loro
| Meccanismo | Come funziona |
|---|---|
| Oscillazione per andamento infortunistico | Confronta il vostro andamento con quello medio della lavorazione su un periodo pluriennale. In aumento se peggiore, in riduzione se migliore. Automatica |
| Oscillazione per prevenzione (modello OT) | Riduzione del tasso per aziende che, oltre agli obblighi di legge, hanno realizzato interventi migliorativi documentati. Su domanda annuale |
La differenza è quella che conta per un budget:
- l’oscillazione per andamento è retrospettiva e lenta: si basa su più esercizi, quindi un infortunio grave si paga per anni e un miglioramento si vede con ritardo. Promettere alla direzione un effetto sul premio dell’esercizio successivo è una promessa impossibile da mantenere, ed è ciò che l’anno dopo fa perdere credibilità all’argomento;
- l’oscillazione per prevenzione paga nell’anno, perché premia interventi realizzati e non risultati. In un discorso di budget è quindi la richiesta giusta da fare per prima.
Il modello OT, e i tre errori che fanno perdere la riduzione
La domanda si presenta annualmente entro una scadenza fissata ogni anno, e il modulo, l’elenco degli interventi e i punteggi vengono aggiornati di anno in anno. Gli errori ricorrenti:
- usare la versione dell’anno scorso. Gli interventi ammessi e i punteggi cambiano; un intervento che valeva punti due anni fa può non valerne più;
- non conservare la documentazione probatoria. Ogni intervento dichiarato va dimostrato con documenti datati e coerenti fra loro. La domanda è autodichiarativa, ma la verifica è successiva e documentale;
- presentare interventi che sono obblighi di legge. La riduzione premia ciò che si è fatto in più; un intervento dovuto per legge non conta e la sua presenza indebolisce l’intera domanda.
Verificate la versione e la scadenza in vigore prima di inserirla nel piano: è la parte dell’argomento che si aggiorna più spesso.
La denuncia, e i suoi termini
Sbagliare qui costa più in fretta di una formula sbagliata, e i termini sono corti.
| Obbligo | Termine |
|---|---|
| Denuncia di infortunio all’INAIL, prognosi oltre 3 giorni | 2 giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico |
| Infortunio mortale o con pericolo di morte | 24 ore, con qualunque mezzo idoneo |
| Comunicazione a fini statistici, prognosi da 1 a 3 giorni | 48 ore dalla ricezione del certificato medico |
| Registrazione e informazione dell’RLS | L’RLS riceve le informazioni sugli infortuni |
| Aggiornamento del DVR | Rielaborazione entro 30 giorni in caso di infortunio significativo (art. 29 co.3) |
| Indagine e misure correttive | Discende dagli obblighi dell’art. 18 |
Tre punti che sfuggono:
- la comunicazione a fini statistici per gli infortuni di 1-3 giorni è un obbligo autonomo e distinto dalla denuncia. È l’adempimento più disatteso in assoluto, perché riguarda gli eventi che l’azienda considera trascurabili — ed è anche, per coincidenza, il registro che vi regala il vostro miglior indicatore anticipatore;
- il termine di 2 giorni decorre dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico, non dalla data dell’evento. Questo aiuta, ma significa anche che serve un processo per accorgersi dell’arrivo del certificato — è lì che il termine si perde;
- la sanzione per la denuncia tardiva è nell’ordine di 1.290 a 7.745 euro a seconda del ritardo con cui si sana la violazione. Verificate l’importo in vigore prima di citarlo, perché gli importi amministrativi vengono aggiornati.
Gli indicatori che mancano a quasi tutti i cruscotti
Frequenza e gravità sono retrospettivi: descrivono ciò che è già andato male. Un cruscotto con due numeri retrospettivi non sostiene nessuna decisione anteriore all’infortunio. Cosa va accanto:
| Indicatore anticipatore | Cosa dice |
|---|---|
| Mancati infortuni segnalati per mese e per reparto | La fiducia nel sistema di segnalazione |
| Rapporto mancati infortuni / infortuni | Sotto 5:1 la segnalazione è ferma |
| Infortuni con prognosi fino a 3 giorni per milione di ore | Il segnale più rapido e affidabile che avete |
| Azioni correttive chiuse nei termini (%) | Se la segnalazione porta a qualcosa |
| Mediana dei giorni per chiudere un’azione | Il vero indicatore di serietà del sistema |
| Sopralluoghi effettuati / programmati | La presenza del preposto sul posto |
| Righe di DVR rielaborate entro 30 giorni da un evento | Se il ciclo di ritorno esiste |
| Scadenze DPI, verifiche e formazione in ritardo | Il debito di conformità, in unità contabili |
Un cruscotto di otto indicatori, sei dei quali anticipatori, è utilizzabile. Uno di due indicatori retrospettivi è un referto autoptico.
Perché non si confrontano
Con un TRIR statunitense
L’indice di frequenza italiano usa un milione di ore e conta infortuni con assenza. Il TRIR usa 200 000 ore e al numeratore include casi con trattamento medico e nessuna assenza. I due numeri non misurano la stessa popolazione sulla stessa base: convertirne uno nell’altro scalando la base produce un confronto privo di valore. Nell’esempio sopra, lo stesso stabilimento darebbe un TRIR intorno a 10 contro un indice di frequenza di 20,4 — e quello che sembra peggiore è il più esigente.
Con una cifra tedesca
La Germania pubblica una 1000-Mann-Quote sui «Vollarbeiter» — equivalenti a tempo pieno calcolati dalle ore — e conta solo gli infortuni con oltre tre giorni di inabilità. La soglia italiana è oltre la giornata dell’evento. Sullo stesso stabilimento il numeratore tedesco è strutturalmente più piccolo.
Con una cifra canadese
Il Canada ragiona in lost-time claims per 100 lavoratori, e il numeratore è una pratica di indennizzo accolta dalla commissione provinciale. È una definizione assicurativa: un infortunio reale la cui pratica è stata respinta non compare.
L’unica via pulita in un gruppo internazionale è pubblicare ciascuna cifra con la sua definizione e la sua base accanto, e confrontare l’andamento di ogni stabilimento con se stesso anziché i livelli fra stabilimenti. Una direzione accetta molto bene questa risposta quando arriva prima della domanda, e molto male quando arriva dopo un confronto che l’aveva già convinta.
Specificità di settore
Cantieri e costruzioni
Il problema del perimetro domina. Le ore dei vostri dipendenti, dei somministrati e dei subappaltatori nello stesso cantiere appartengono a posizioni assicurative diverse, e un indice «di cantiere» significa qualcosa solo se si dichiara cosa aggrega.
Da seguire in più: infortuni per fase — scavi, struttura, finiture — e per lavorazione, che rivela differenze che un indice complessivo cancella. E le decurtazioni della patente a crediti, che sono un indicatore di conformità con conseguenze commerciali immediate.
Industria e produzione
Dove gli indici sono più sfruttabili, perché le ore si conoscono per linea e per turno. Da seguire in più:
- infortuni per stato dell’impianto — produzione normale, cambio formato, manutenzione, fermata. La distribuzione è quasi sempre sfavorevole alla manutenzione, e l’indice di stabilimento lo nasconde;
- infortuni per anzianità nella mansione — la concentrazione nei primi sei mesi è enorme e governa direttamente l’accoglienza;
- infortuni per turno e per ora di turno — la notte e il fine turno emergono, e sono leve organizzative, non di sensibilizzazione.
Logistica e trasporti
Il rischio stradale rompe le categorie: un incidente durante un giro è infortunio sul lavoro, non in itinere, ed entra nell’indice. Molte aziende lo classificano erroneamente in itinere, cosa che migliora l’indice pubblicato e falsa la priorità.
Da seguire in più: infortuni per chilometro percorso — l’unico denominatore sensato per il rischio stradale —, infortuni in banchina e fuori banchina separatamente, e i disturbi muscoloscheletrici da picking, che emergono come malattia professionale e non come infortunio.
Sanità e assistenza
Numeratore particolare: gli infortuni a rischio biologico — punture e schizzi — sono infortuni sul lavoro e vanno registrati con o senza assenza, con protocollo proprio e follow-up sierologico. Si aggiungono gli infortuni da movimentazione dei pazienti, che dominano la gravità, e le aggressioni, la cui sottosegnalazione è strutturale.
L’adattamento della mansione è più facile in un grande datore sanitario che quasi altrove, il che significa che qui l’indice di frequenza sottostima il danno reale più che in altri settori. Pubblicate accanto il conteggio delle medicazioni.
Uffici e terziario
L’indice è basso e quindi statisticamente instabile: su 200 impiegati un infortunio porta l’indice da 0 a circa 3,5, e seguire quel numero mensilmente produce rumore. Da seguire invece: assenze brevi per reparto, assenze per disturbi psichici, disturbi legati ai videoterminali e al lavoro agile, e l’incidentalità stradale dei commerciali, che è spesso l’unico rischio realmente grave dell’organizzazione.
Cosa verifica un controllo o un audit
- Le denunce sono state trasmesse entro 2 giorni dai riferimenti del certificato.
- Gli eventi mortali o con pericolo di morte sono stati segnalati in 24 ore.
- Le comunicazioni a fini statistici per gli eventi di 1-3 giorni vengono inviate.
- L’RLS è informato sugli infortuni, e i verbali lo provano.
- Ogni infortunio significativo ha generato la rielaborazione del DVR entro 30 giorni.
- Le indagini vanno oltre la causa immediata e producono misure.
- Le definizioni degli indici sono scritte: perimetro, numeratore, denominatore, origine delle ore, riferimento alla UNI 7249.
- La definizione non è cambiata senza traccia nello storico pubblicato.
- Le azioni derivanti hanno responsabile, termine e stato.
Il settimo punto sorprende. Un indice la cui definizione non è scritta non è verificabile, e sarà cambiato almeno una volta in tre anni senza che nessuno lo ricordi — quasi sempre al cambio della persona in ruolo.
Modelli di formulazione
La nota di definizione — una pagina, scritta una volta sola.
Indice di frequenza — definizione, unità produttiva [X], versione 2026-01 Numeratore: infortuni sul lavoro con assenza superiore alla giornata dell’evento, di dipendenti diretti e di somministrati sotto la nostra direzione. Esclusi: in itinere, medicazioni senza assenza, malattie professionali, recidive (imputate all’evento originario). Denominatore: ore effettivamente lavorate da paghe, dirette e somministrate, straordinario incluso, assenze e ferie escluse. Base: 1 000 000 ore. Convenzioni di conteggio secondo UNI 7249. Origine delle ore: estrazione mensile paghe, voce [Y]. Pubblicazione: mensile, dodici mesi mobili. Storico: definizione invariata dal 2024-01. Ogni modifica è datata qui e lo storico è ricalcolato.
Il paragrafo di cruscotto che evita la domanda sbagliata.
I. frequenza, 12 mesi mobili: 20,4 (2024: 24,8). I. gravità: 0,73 (2024: 0,51). Meno infortuni, maggiore gravità: i due eventi dell’esercizio con oltre 60 giornate di assenza sono entrambi movimentazione manuale in confezionamento, reparto COND-02, che è la priorità del programma delle misure in corso. Non confrontabile con il TRIR di gruppo: base e perimetro diversi, vedi nota di definizione. In più: 5 eventi con prognosi fino a 3 giorni, non compresi nell’indice.
Formulazioni che sono un problema.
| Cosa si scrive spesso | Perché è un problema | Cosa scrivere invece |
|---|---|---|
| «Frequenza −18 %» | Su 6 infortuni, uno in meno è −17 %: è rumore | «6 eventi contro 7: variazione non significativa a questa esposizione» |
| «Obiettivo zero infortuni» | Non misurabile sotto una certa dimensione, e comprime la segnalazione | «Obiettivo: 100 % delle azioni chiuse entro 60 giorni» |
| «Meglio della media di settore» | Confronta un indice di frequenza con uno di incidenza settoriale | Confrontare incidenza con incidenza della propria lavorazione, o niente |
| «Mancati infortuni in aumento» | Presentato come peggioramento quando è progresso | «Segnalazione dei segnali deboli +40 %: il sistema funziona» |
| «Premio sicurezza legato all’indice» | Paga per non segnalare | Indicizzare agli indicatori anticipatori, mai all’indice |
| «I. gravità: 0,73» | Senza base e senza convenzione di conteggio non è verificabile | Indicare la base e il riferimento UNI 7249 |
Il punto del premio va detto chiaramente, perché è diffuso e controproducente: un premio collettivo legato all’indice di frequenza compra silenzio, non sicurezza. L’effetto osservabile è un calo delle segnalazioni senza variazione degli infortuni gravi, che non si nascondono. Se un premio deve esistere, si indicizza a ciò che il reparto può migliorare lavorando meglio: segnalazioni, azioni chiuse, sopralluoghi effettuati.