La nomina è obbligatoria quando la valutazione dei rischi fa emergere casi di sorveglianza sanitaria obbligatoria: non dipende dal numero di dipendenti ma dai rischi. Le modifiche introdotte nel 2022 hanno reso esplicito che il datore di lavoro nomina il medico competente anche nei casi in cui la sorveglianza è richiesta dalla normativa vigente, e il medico deve possedere uno dei titoli elencati dall’articolo 38.
Che cosa comporta in pratica
- Collabora alla valutazione dei rischi, non la riceve a cose fatte. Un DVR senza traccia del contributo del medico è un DVR che l’organo di vigilanza legge come incompleto.
- Visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l’anno, o con una cadenza diversa che stabilisce lui stesso in base alla valutazione dei rischi, comunicandola e verbalizzandola.
- Istituisce e custodisce la cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza, sotto la propria responsabilità e con salvaguardia del segreto professionale.
- Partecipa alla riunione periodica e vi porta i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria.
- Esprime il giudizio di idoneità, lo comunica per iscritto al lavoratore e al datore di lavoro, e contro di esso è ammesso ricorso all’organo di vigilanza entro trenta giorni.
Che cosa non è
Non è un consulente del datore di lavoro. Ha obblighi propri, sanzionati direttamente in capo a lui, e il segreto professionale non è negoziabile. All’azienda arriva l’idoneità, non la diagnosi.
Non è il medico di base né il medico dell’INAIL. Non cura, non certifica malattie e non gestisce le pratiche di infortunio.
E non è il Betriebsarzt tedesco né la vigilancia de la salud spagnola. In Germania la nomina è dovuta sempre, con tempi calcolati secondo la DGUV Vorschrift 2, e non esiste un giudizio di idoneità che vincoli l’adibizione; in Spagna la sorveglianza è di regola volontaria per il lavoratore. Tre paesi, tre confini diversi fra medico, azienda e posto di lavoro.